04 aprile 2007

La poesia religiosa di Cristina di Lagopesole

[percorsi -12]
“FLOS SANCTORUM” A UN ANNO DALLA SUA PUBBLICAZIONE
“Dio abita dove lo si lascia entrare”
Voluminoso, raffinato, dorato nelle incisioni della copertina in marocchino rosso, troneggia sul mio comodino e mi fa compagnia ormai da un anno. Appena alzata, ogni mattina mi attira più che mai. Con riverente timore, sfoglio delicatamente la pregiata carta avoriata ed i miei occhi vanno ai versi sui Santi del giorno, che leggo, rileggo e contemplo.
Quanto lavoro certosino! Quante ricerche! Quanta fede!
Non è un’opera umana. Non è semplice agiografia. È ispirata dal Divino Amore.
Mi riferisco al testo monumentale, elegantemente curato nella veste tipografica, “Flos sanctorum – Peregrinatio per annum” della nota poetessa Cristina di Lagopesole, pubblicato nel 2005 dalla casa editrice Lacaita di Manduria, con il Patrocinio della Conferenza Episcopale e del Consiglio Regionale della Basilicata.
Il volume, dedicato a Papa Giovanni Paolo II, si avvale della presentazione del Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e dell’Introduzione di Padre Gianfranco Grieco, giornalista dell’Osservatore Romano, con l’Imprimatur di Mons. Agostino Superbo; è stato distribuito al clero della Basilicata il 24 marzo 2005, durante la S. Messa del Sacro Crisma del Giovedì Santo.
Unico nella Storia della Chiesa Cattolica d’Occidente, è stato scritto dal 1 gennaio al 31 dicembre 2003, prima dell’alba, dalle 4 alle 7 del mattino, in ginocchio, ai piedi del Crocifisso, nel Santuario del Divin Crocifisso a Lagopesole. Il tempio, nato da un disegno di Amore, fatto erigere dalla scrittrice, consacrato il 14 settembre 2001, é stato realizzato con tecniche antichissime e materiale di recupero, su modelli paleocristiani e medioevali, basati su perfezioni numeriche, geometriche e cifre simboliche, in particolare del numero 40, misura base dell’edificio.
Il “Flos”, che ha vinto il primo premio Letterario Internazionale “Maestrale-San Marco” Sestri Levante, viene dopo altre tre opere di preghiera ”I movimenti dell’anima. Libro d’Ore”, “Il libro del pellegrino”, “Ad crucem”. Nel primo vi è la liberazione dalle passioni negative; il secondo porta verso il Golgota; il terzo è un viaggio sul corpo di Cristo, via che porta al Padre. Il “Flos” è il compimento del viaggio, la rosa dantesca. È un martirologio, per tutto l’anno liturgico, di circa 15.000 versi, divisi in distici, terzine e quartine, fino a stanze di dieci versi, distribuiti in 528 Inni (numero triangolare pitagorico divino; cerchio e triangolo: perfezione cosmica trinitaria). Il numero dei Santi presentati in un giorno del Calendario varia da uno a cinque. La tipologia delle composizioni comprende inni sacri, orazioni, cantici, laudi, salmi, panegirici, ringraziamenti, offerte di sé, canti processionali e cosmici, alternati anche da espressioni latine, con l’Incipit e l’Explicit di brevi passi biblici. La poetessa pone un’attenzione particolare verso i nostri Santi della Basilicata (Andrea Avellino di Castronuovo, Bonaventura da Potenza, Domenico Girardelli da Muro Lucano, Domentico Lentini, Gerardo Maiella). L’opera è corredata anche da 12 icone, realizzate dal monaco melchita Gustavo Costanzo, presso la città di Magdala, in Terra Santa. Si parte dalla Visio, per seguire un itinerario artistico-spirituale, che raggiunge l’estasi contemplativa.
L’ultima pagina del volume è bianca. Il Priore Generale dei Camaldolesi, Padre Emanuele Bargellini, intervenuto come relatore, il 3 giugno 2005, alla presentazione del testo presso il Comune di Potenza, si è soffermato sulla pagina bianca ed ha invitato il lettore a completare l’opera iniziata da Cristina, passando dal ruolo di fruitore del libro a quello di coautore, mettendosi in gioco con la sua intelligenza, la sua fede e la sua vita. Non potrà essere Cristina a terminare il lavoro, ma solo il Signore, perché quella raccontata è una storia di Amore. In realtà, non è un racconto, ma un incontro con gli amici di Dio. Cristina è solo una voce narrante, che condivide con il lettore la contemplazione ammirata ed intensamente pregata di un mistero, che anima la storia: il cammino di Dio in compagnia dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo. È una geografia ed una storia della fede. È universale. È una storia che non ha tempo, perché è nata in Dio, ma proprio per questo assume i contorni di ogni spazio e di ogni tempo e l’individuazione di ogni persona nella sua unicità - ha affermato con chiarezza il Priore Camaldolese. È l’avventura esistenziale di tanti uomini e donne, che ci hanno preceduto come pellegrini nella verità, richiamati e messi in movimento dalla nostalgia di quella patria originaria che non abbiamo mai visto. Nostalgia delle origini e speranza di approdo che sono in parte anche le nostre, oggi e domani.
Cristina di Lagopesole non ci propone una vicenda letteraria, ma una narrazione contemplativa nella storia di Cristo coi suoi Santi. È una misteriosa voce dello spirito, che riapre lo sguardo verso il trascendente che ci portiamo dentro. Spetta ad ognuno di noi tradurre in testimonianza di vita i messaggi dei Santi, la cui prosa dell’esistenza è stata trasformata in versi dalla grazia divina
Ringraziamo, quindi, Cristina - donna vigorosa, vibrante e virtuosa, consacrata a Gesù Crocifisso - che si distingue per il suo incedere ieratico, accentuato dal suo impeccabile saio bianco, per il viaggio spirituale che ci ha fatto intraprendere, per l’intensa meditazione teologica, per gli spiragli di luce che ci ha offerto, per gli aneliti di libertà, che in questa incertezza esistenziale ci fanno ancora sperare in un Dio misericordioso e più che mai a noi vicino.
I lettori del Sirino la ringraziano, in particolare, anche per la descrizione del paesaggio del Sirino, che ha dato i natali al Beato Domenico Lentini, il cui apostolato è stato ben evidenziato alle pagine 140/142 del Flos:
“Nell’antica Sirino, città di torrenti/tra valli ubertose e monti, /che alteri declinano verso il mare,/al canto di limpide acque zampillanti tra erbe e fiori,/in parvula dimora, frutto generoso di beata progenie,/venisti al mondo, o Beato, simile agli Angeli, povero./Tra faggi e loriche e antiche laure /crescesti santo, a imitazione di Cristo. …
“O pastore prezioso, prega per noi. /Vedi: Pellegrini veniamo alla tua soglia,/apri le nostre mani e irrorale di santità,/
guida i fanciulli alla tua porta /abbi di noi pietà, liberaci dai lacci, /sii nostro custode sulla via. /Ascoltaci, oh! Ascoltaci. Amen.”
by Teresa Armenti

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