15 dicembre 2006

Intervista a Massimo Pallottino

[Incontri -2]
Vi proponiamo un'intervista in esclusiva di Massimo Pallottino, esordiente lucano di Rionero in Vulture, che ha da poco pubblicato per la casa Editrice peQuod il thriller Io aspetto nel buio. Approfittando della sua cortesia, abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui parlando di libri, detective, omicidi, progetti futuri, per soddisfare la viva curiosità dei lettori di LucaniArt. MPC

MPC- Cominciamo dagli esordi. Quando e perchè hai cominciato a scrivere?
MP- Ho cominciato a scrivere con una certa intenzione verso i diciassette diciotto anni: le solite poesie di sfogo giovanile (come credo che sia successo in definitiva un po' a tutti i futuri scrittori), avviandomi alla prosa solo dopo i trent'anni. Avevo trentasei anni quando ho terminato il mio primo romanzo d'ambientazione fantastica, tutt'ora inedito.
Riguardo al perchè abbia pensato di scrivere con un certo impegno, francamente non lo so. Credo piuttosto che la risposta alla tua domanda riponga nella vocazione che divampa a un certo momento nella vita di ogni scrittore; e personalmente perché scrivere mi viene piuttosto 'naturale', questo gesto (per i più faticoso, elaborato etc. etc.) nel quale ogni volta sento di esprimere la mia natura più vera.

MPC- Da dove nasce la tua passione per il genere thriller?
MP- La mia passione per il genere thriller nasce dalle letture giovanili della letteratura harboiled americana, da autori come Hammett, Chandler, Cain, e poi dai nostri Sciascia, Scerbanenco, Gadda.

MPC- Il tuo romanzo “Io aspetto nel buio” è ambientato in una clinica fiorentina, svelaci qualcosa in più.
MP- L'ambientazione del romanzo in una clinica fiorentina non è una mossa per così dire studiata; volevo semplicemente ambientare il racconto e due delitti all'interno di un ospedale, dove il protagonista venisse a ritrovarsi dopo che ha smarrito i sensi, ed ecco il perchè di questa scelta.
MPC- Quando scrivi come crei il clima di "thrilling".
MP- Quando scrivo un thriller lavoro esclusivamente sul plot, sulla trama; il clima del romanzo credo che poi si costruisca naturalmente attorno ad essa.

MPC- Ci sono autori o modelli letterari a cui ti senti vicino particolarmente?
MP- I miei modelli letterari, ripeto, sono le mie letture giovanili e fondanti di cui ho già detto.
MPC- Chi pensi possa essere il pubblico di riferimento del tuo romanzo, soltanto appassionati di polizieschi o anche altri tipi di lettori?
MP- Credo che in questo momento storico il thriller possa rivolgersi ad un pubblico di lettori sempre più ampio, non solo agli appassionati del genere poliziesco; e ciò perché esso si configura sempre di più come uno specchio (a volte deformante, orribile etc etc, ma pur sempre terribilmente realistico) attraverso il quale riusciamo a decifrare la complessità sempre maggiore del nostro stare al mondo.

MPC- Hai altri progetti letterari per il futuro, ci puoi anticipare qualcosa?
MP- Posso solo anticipare che il thriller è un genere che mi piace, mi emoziona, e che per il momento non ho deciso di abbandonarlo affatto.
by Maria Pina Ciancio
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