07 marzo 2007

Isabella e le altre: un silenzio di voci sfondato dal “dominio” della parola e della poesia

[percorsi -10]
Quando all’inizio della primavera scorsa ho avuto tra le mani l’ultimo libro di Lorenza Colicigno, ho intuito subito che mi trovavo di fronte a un lavoro vasto, ma soprattutto originale e autentico, costruito secondo lo schema classico della tragedia greca (esordio, atti di recitazione dialogati, exudodus o epilogo). “Canzone lunga e terribile”, così il titolo della sua ultima raccolta datata 1997-2003, mi ha accompagnata in uno dei miei viaggi a Roma. Amo leggere viaggiando. Cinque ore di autobus dal Sinni di Isabella al Tevere, per sfogliare e attraversare mutamenti e trame di un’opera sinfonica alta e sfaccettata, giocata tutta sul recupero della memoria della giovane poetessa Isabella Morra, con cui l’autrice intesse a distanza di quattro secoli un dialogo intimo o meglio un colloquio interiore da donna a donna, intervallato dalla voce fuori campo di un coro che spiega, preannuncia, riassume, enfatizza o semplicemente accompagna “la recitazione”. “In questo quadro contemporaneo – scrive con acume Adele Cambria nella prefazione al libro- Lorenza Colicigno ha forse azzardato la sfida più audace: un dialogo tra ieri e oggi, tra due donne-poete, Isabella e lei stessa, sostenuto da un Coro che ha la funzione classica del Coro nella tragedia greca”.
E così in questo percorso di voci che si incrociano, si intrecciano e si sostengono “la tua carezza cerco che mi accompagni/ il tuo respiro che mi segua nelle pause dell’ispirazione” la voce dell’autrice insegue e accompagna la poetessa di Valsinni in un racconto che osa e va oltre il già detto.
E proprio in quel chiedere, indagare, intuire sul filo di domande e risposte condivise, l’autrice ci restituisce una figura di donna nuova, più interiore, adesa al reale e sicuramente più cosciente e consapevole di se stessa, dei fatti e dell’accadere degli eventi “... pur affamata d’abbracci… mi respinge il mio tempo/ in esili di esili versi”.
Isabella diventa così, metaforicamente, “compagna di pena” di sé stessa e di “innumerevoli voci di donne che scavano/ la loro vita in un solco di solitudine/ -consapevole- per sé e per tutte”, di cui lei come un estremo dono ne raccoglie l’eco. La raccolta richiama infatti alla memoria esperienze comuni e percorsi di storia e di vita di altre donne sottratte alla vita dalla ferocia del pregiudizio: Ester Scardaccione, Silvia Plath, Atonia Pozzi, Giuliana Brescia, Amelia Rosselli, Safiya, accomunate tutte dallo stesso tragico e infimo destino, da una frattura con la vita (estrema e prevedibile) da quella che potremmo più semplicemente definire “la morte annunciata”. Ognuna delle voci femminili è posta ad apertura delle sei stanze che compongono la struttura dell’opera e ognuna di esse assurge a simbolo di un dolore e di una sofferenza “non più taciuta al mondo”, bensì rinnovata, dilatata, condivisa in quel “tutte” che ritorna costantemente e chiude il cerchio “nella mia coscienza/ si rimargina la tua ferita, abisso di tutte,/ lentamente colmato dalle lacrime di tutte”.
Condivisione e pietas, ma non abbandono, né resa nel messaggio di Lorenza, bensì il riscatto salvifico della parola “Siamo in porto, Isabella –recita il coro in conclusione- insieme un lessico, arduo nocchiero/ della diversità, ci conduce/ nell’infinito dominio della poesia,/ dissigillata fonte,/ lì dove nessun castello,/ nessun cervello può confinarci,/ benché disperate./ E mai disperanti.” Un silenzio estremo, lungo e terribile dunque, un libro di voci magistralmente sfondato dalla forza della parola e dalla poesia.
by Maria Pina Ciancio
(l'articolo è apparso su La Gazzetta del Mezzagiorno, 2003)

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1 Comments:

Anonymous giusi pontillo said...

per la professoressa Lorenza Colicigno

FORSE DI ME NON PUOL RICORSARTI MI CHIAMO GIUSI PONTILLO FACEVO PARTE DEL CENTRO STORICO DELL'ARTE DI POTENZA MA SPERO TANTO CHE GRADIRETE LA LETTURA DI GUESTE MIE POESIE SU ISABELLA MORRA CIAO A PRESTO..GIUSI


Tramonti d’amore






Ho appeso nella grotta
Tutte le mie stelle
Le ho appese come croci
Ad ogni chiodo
Ho appeso la mia luna
Ad uno specchio
Preda oscura
Delle mie amare illusioni
Ho chiesto ai pianeti tutti
Di togliermi dal petto il loro peso
Poi ho atteso l’alba
E il sole era cosi bello
Come un sogno
Ho vissuto folgorata in un incanto
Preda dei caldi tramonti d’amore.


Sotto le narici “la rosa”

Sei ..
Profumo indelebile
Albero austero
Del mio mondo…

Sei soffio di vento, essenza,
Penna ..disegno di rosa…
“Non mi appartiene
Il canto felice del merlo!”

Quando sarai
Vaghezze ambite
Il tuo frammento..
Mi scompiglierà l’esistenza.




Sono nati dei fiori o madre mia

Sono nati dei fiori
O madre mia
Nel baule dei miei sogni.

Hanno scandito
Il mio tempo
Respirando emozioni.

Hanno limato la mia essenza
Dentro la mia casa;
Hanno reso possibile
La mia ascesa al cielo.
Salendo felice
Da una sagola pendente
Venuta dal Paradiso.



Rami spezzati nel mio cuore sono cieli d’anima

Tempo .. come veli d’anima
Rimembro in corpo stanco
Spezzati i rami
Hanno sradicato anche Il fusto

Tempo acerbo di dolore
Agonizzate da gemme
Come foglie ingiallite
da una prematura Primavera

Veliero d’altre vite
Nell’opalino vento d’ Universo
Con Dio!






Notte di luna piena

Sola e selvaggia
Sono come la notte
Di luna piena

Sola e incantata
Sono fuoco frammentato
In tante stelle

Cammino sopra il mare
E non mi spengo

Perché d’amore
E’ il firmamento
Del mio cuore.





Sulle ali della fantasia

Un vento impetuoso
Si impone
Come sensuale
E selvaggia procella

Pare un sogno di donna
Un angelo sceso
“Come angelo del focolare”

Parla in vibrazioni di silenzio
In note canore
Al cielo sereno
Che visita questo mondo
Che sembra in rovina…




Nel Cinquecento..




Occhi sognanti
Palpitano un messaggio d’amore
Nel regale piacere di alter vite;
Vampate di Passione
Regalano mazzi di fiori

Pensieri no un gradito
Stupore ..
Del Cinquecento
E’ per voi Signora tenera e profonda
Del terzo Millennio!



Miravo il sentiero dall’aspro odore di fiori


Salivo sul monte Coppola
Nel silenzioso gioco
Dagli aspri profumi,
E declinavo nella cuna
dell’ Essenza:
“Essere donna adornata di poesia!”





Pianterai gli alberi antichi




Pianterai alberi antichi
Mio amore gitano
Sopra la terra umida
E i fiori del ricordo
dentro il cuore di tutti i bambini.

Loro parleranno di me
Al cielo di brina
Quando al mattino
È già stanca la luna.

Quando moriranno i loro giorni,
ad un passo che risorge
il velo mattutino.

Le mie lusingate parole
D’amore vivranno in Eterno
“Quanto a nessuno interessò
del mio cuore impazzito”…























Marta e il Sator del Cristo Re



Tu donna..che il vento
hai saputo domare gli eventi
Tu donna ..che hai generato
Il nostro tempo, ..l’evolversi
Della nostra terra di Lucania.
Tu ..Marta che porti
Dentro lo Spirito
Il Sator del Cristo Re
Sei un angelo
Che ha perso le sue piume.
Tu donna ..che hai respirato
Dentro ai nostri boschi
Il tuo Essere farfalla nel mistero,
Non morire bruco
Ma farfalla di questo Evento ..
”Luci su Isabella 2008”.

Valsinni 30\04\2008- Giusi Pontillo



Libera nel sonno ho liberato le farfalle



Libera nel sonno
Ho liberato le farfalle
Un gioco di lune
Nel rosso tramonto
Contemplava la Creazione
E al mare calmo
Allo sguardo attento dell’amore
sedevano calme le mie radici in fiore.



Lettera a Diego Sandoval

Sei stato il mio giunco
Cresciuto sulla riva del Sinni
Il fuoco consumato
Su questi ibridi sassi
Quando estasi celestiali
Ci portavano a Dio
Se d’amore “parlavi”
Io Isabella ..
forte gridavo


Il mio fuoco
A questo antico firmamento.



L’Angelo Isabella

Soffusa e solare
Questa culla di fiori
Mi accompagna
E sono un angelo
Di Dio che libera
Vaga dentro
Le mura del castello.
E sono sogno di stelle
che ha fermato
questo firmamento
al tempo infinito.







La pietra miliare del cinquecento



Non fu il mio canto
La pietra miliare di fuoco
Del mio tempo
Ma la nenia tempesta
D’amore…
I fiumi impetuosi
Del mio grido
Alle vergini cascate
Sbattute da onde sinergiche
Di solitudine antica
Io Isabella ..
Ho cosparso nel tempo
Le mie lacrime adamantine
Al Sinni purificato
Da diamanti.


Isabella Morra luce rossa del Rinascimento

Quale umano canto
Si ode come risacca sul mare
Dalle taglienti parole sorgive

Quale pianto si ode
Come scudo di lame
Dello sconforto amore

Quale pensiero non serve
A gridare nell’universo..
Quest’ Infinita parodia.






Isabella la sposa del Signore..

Ancora si ode la nera procella
Tra alberi festosi
La pura tempesta della tua Primavera.

Sono i mandorli in fiore
E le rose sbocciate ;
La voce sopita dai tanti papaveri in fiore
La tua anima promessa al Signore.

Il canto del liuto
Gli inni nuziali
Del tuo matrimonio di fede

Ho quasi paura a respirare
La tua essenza
Dolce Isabella dai versi più puri.

Giusi




Il viaggio di Benedetto Croce


Ti ho conosciuta Isabella..
Trascinata dall’eco
Della tua crudele fortuna

Spolverando da ossimori
la tua Storia
Tu leggiadra creatura
Hai inciso la tua pietra miliare
Alle donne del tempo.

Il tuo canto disperato
Ha cambiato il corso degli Eventi.



Il tuo cuore di stelle

Camminavi sola “Isabella”
nel forte vento di bufera
aspettando Eterne Primavere.

Il tuo cuore di stelle
aveva una luce speciale
sul bianco della neve.


Il tuo Io in frantumi
aveva rami spezzati
carichi di magia.

Il tuo corpo stanco
restava incanto ..
“prigioniera” della materia…




Farfalla

Farfalla ..
Avevi le ali
Quando il sole sorgeva ;
A sera bruco nella tana a ricordare.

Farfalla
Gli ideali consumati
Sono rinati nel sogno della sera
Quando lasciavi cadere le stelle
Sul corso del tempo ;

Farfalla nell’ Universo falena
Dlla luna Oscura diventavi

Farfalla
Di brillanti colori
Rtornavi bruco a ricordare
La iovinezza andata.


Estasi d’amore

Soltanto riverberi di sogni
queste mie estasi d’amore,
quando miravo la tua luce soffusa
Signore
dentro aure di nuvole;

Soltanto Fiumi di lacrime
la mia “avversa fortuna”
che il Sinni testimone accoglieva.

Oggi ..sono secche le mie giare antiche
dove cascate di cuore sono finite,
il mio dolore ha cancellato la fonte…
“sono “Io Isabella “..
e non ho più bagliori d’amore”!

Decio Morra

Non ti importava di me
Caro fratello
Sono Isabella ..

Non ti curavi del mio dolore
E del nostro sangue
Che lasciasti scorrere
Nelle arse tempie lungo il Sinni.

Ti ho atteso fratello conteso
Della Francia.


Oh Decio
Dove hai lasciato
Le spoglie di nostro padre?;

Le mie lasciale al vento
E alle stelle
Che sapranno raccontare

Donne di questo tempo
Addio caro fratello !...




Cavaliere di terre conquistate



Torni sovente cavaliere “Sandoval”
In artistico gioco di poema
E parli di te e di lei:
Come colui che è stato è sarà;

Al mondo che da gelsomino fiorito
E’ rinato fiore all’occhiello
Sui muri antichi della Storia.




L’edera cresce sui rovi di un antico castello


L’edera nasce,sui rovi abbandonati
di un antico castello…

La salsedine appare
sulle mura antiche,
sul mare si infrange l’ onda
della mia esplosiva emozione

Sono i cavalieri
A tessere il mio piacere;
Le loro forze elementali
Il mio desiderio .

Sono i viottoli e la luna
a parlare di loro nel tempo ...
con la stella cometa come
meta o modello da seguire.



Borgo Antico

In questo borgo antico
Lacerati dal pianto
“Incenerivano”
Nel focolare pargoli affamati.

Tra nenie e silenzi
Scendevano al Sinni
Lavando i panni
Odorosi di bucaneve
Le lavandaie

Quando le nonne ..
Sgranavano il rosario
Aspettando
Il raccolto abbondante di grano

E a notte fonda donna
Tu eri l’angelo del focolare!


Sui monti la neve è caduta

Nella fitta nebbia
Odo il richiamo dei miei morti
Nessun orma ha solcato il sentiero
Sola su lieve ali d’angelo
Giunge l’eco della loro voce
E Anelito ancora
I giorni di infanzia consumati
Tra pane azzimo
E felicità di neve.








Grazie Signore



Grazie Signore
Per essere entrato
Dentro le mie forme
In dissolvenza
Grazie per aver dato luce
Al mio Io in frantumi
E di avermi fatta scoprire
Che il mio tempo
Non è l’Eternità
Che un mio “Dio”
Non è Dio
E che la notte oscura dell’anima
Non è il punto finito
Poggiato sull’atomo dell’atmosfera.
Che l’Universo è la musicalità delle note
Accordate dentro le parole
Che l’abbraccio di un fratello non è
Il perimetro d’amore che si cancella
o il bacio di Giuda non capito
Ma l’intuizione del mio Io fiorito
Dilatato in bagliori di altre vite .




Dedica a Marta Bifano

Lascia il tuo Io fanciullino
Il tuo seme di madre
Come anima
Nella nostra terra di Lucania.
E al tuo essere donna
Un raggio di sole
Nella valle del Sinni;
Al tuo gentile silenzio l’ombra
D’Amore per l’Universo
Perché esser donna
E non matrigna..
Sia la tua prua
E non la pira ,
Perché la tua fortezza..
Approdi nel porto sicuro
nel bosco silente di Valsinni”.








































Giusi Pontillo







Omaggio a Isabella Morra























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NOTE DELL’EDITORE

Il presente romanzo è opera di pura fantasia.

Ogni riferimento a nomi di persona, luoghi, avvenimenti, indirizzi e-mail, siti web, numeri telefonici, fatti storici, siano essi realmente esistiti od esistenti, è da considerarsi puramente casuale.

9:08 AM  

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