14 novembre 2006

Il Sud di Vincenzo Corraro tra partenze, sradicamenti e ritorni

[percorsi -7]
Un romanzo denuncia e una spietata riflessione sui tempi moderni definirei il romanzo di Vincenzo Corraro che si dilata e si restringe dal macrocosmo al microcosmo e viceversa, attraversando a raggiera tutte le problematiche politiche, sociali e culturali della nostra epoca. E’ una storia ambientata tutta a Sud quella di Sahara Consilina, ma l’elemento di novità dirompente è che il sud di Corraro non è quello della mafia, della ndrangheta, del brigantaggio, è bensì quello dei nostri giorni, la storia comune e normale di un gruppo di giovani studenti fuorisede che vive in una città del nord “Era l’inverno del 1993. Era Bologna…”. Si tratta insomma dei figli della nuova emigrazione, quella acculturata, attraversata come tutte dal dramma dello sradicamento, che per amore e riscatto ritorna nella terra dei padri, perché è lì che i giovani che hanno la propria casa, gli amici, la voglia di concretizzare i propri ideali civili e le proprie passioni, perchè è lì che possono ritrovare e riappropriarsi delle proprie radici. Ecco allora che l’elemento attorno a cui si concretizza il viaggio di rientro al Sud di Johnny (voce narrante) e i suoi amici Antonio Vittorio, Mimmo, Jimmy, Thomas, sono le elezioni politiche del paese, con le riunioni, le assemblee, gli incontri zonali, la stesura del programma e della lista, i comizi, lo spoglio elettorale, tutto vissuto giorno per giorno insieme agli amori, le attese e le speranze. Illusioni e delusioni di un gruppo che sa ed è consapevole che “niente è scontato perché il viaggio di ritorno è sempre un rischio -come scrive Salvatore De Siena sul risvolto di copertina- il rischio di essere andati troppo avanti o di essere rimasti troppo indietro rispetto ai cambiamenti che avvengono nei luoghi di partenza, rimanendo così nuovamente stranieri”. E proprio da un testo del mitico gruppo musicale “Il parto delle nuvole pesanti”, di cui De Siena è componente, Vincenzo Corraro trae lo spunto che dà l’avvio alla storia e al suggestivo titolo del romanzo. Un libro in movimento, dallo sviluppo dinamico, non solo per la lingua, ma soprattutto per le tante storie che vi si intrecciano, per i numerosi personaggi, i commenti, le opinioni, le perplessità di un’intera Italia e un’intera classe politica e televisiva che l’attraversa in passerella, come dimostra un accurato indice dei nomi e delle citazioni di coloro che “hanno partecipato –al libro- senza saperlo”. Un’opera aperta insomma, che consente di essere letta e gustata a pieno in qualsiasi punto del narrato ci si trovi. Originale ed efficace, immediata e diretta è anche la lingua di Corraro, che si sviluppa in periodi ampi, vicini al parlato, al gergo giovanile, agli idiomi e ai regionalismi del nord e del sud Italia. Ma è anche una lingua quella di Corraro “che sa di intimo ed evoca l’intimo” come scrive la linguista Gabriella Conti. Una prosa avvincente e a tratti poetica, dove i versi non si vedono, ma si sentono, eccovene un esempio nello stralcio che segue. "L'inverno che arriva di nuovo, improvviso e gelato al paese. Arriva insieme ad altre mille sempiterne certezze, tipo i ricci e le castagne (...) Lo senti che sibila nei pullman della SLA per Napoli delle cinque e dieci, sei e un quarto a Lagonegro, dalle fessure del riscaldamento guastato, lo scorgi dai vetri sui capannoni bianchi di brina dell'area industriale di Polla, appena dopo Sala, lo vedi nel volo corto e basso dei piccioni che non sanno prendere via come i compagni, sulla vernice metallizzata delle concessionarie adiacenti all'autostrada. Lo capisci dai discorsi degli studenti in programmazione modulare per argomenti-madre tipo l’affitto da pagare, nuovi inquilini da cercare, il calendario dei corsi e i semestri intasati di lezioni e scadenze tra la vita e la morte. Lo senti addosso più forte, quando vedi l’autista che lascia il volante, soffia forte svelto dentro le mani a coppa e scuote le spalle abbandonando il cambio d’aria e di marcia in uno sbadiglio. Dopo ricomincia a imprecare sui pulsanti dell’aria calda che non vanno, a maledire la ditta che non fa i dovuti controlli, tenendoci a dire da buon cristiano che lui è fuori da ogni responsabilità se uno studente si ammala durante il viaggio”. Nessuna ricercatezza o artificio linguistico, in Sahara Consilina è sempre la concretezza, la realtà e la semplicità a restituirci con forza, la magia dei sapori, degli odori e dei colori della terra Lucana. Un romanzo a tratti autobiografico e intimo, in cui l’autore sa guardare in prospettiva alla materia del narrato e sa dosare tra le righe quella giusta ironia capace anche di far sorridere.
Vincenzo Corraro, Sahara Consilina, Ed. Palomar (collana diretta da Michele Trecca), Bari 2004, p. 280, E.15
by Maria Pina Ciancio

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